martedì 10 febbraio 2009

Eluana Englaro è morta...

LA STORIA

È il 18 gennaio del 1992: dopo una bella serata con gli amici, Eluana torna a casa in macchina. Improvvisamente la sbandata, lo schianto. La ragazza viene ricoverata in tutta fretta a Lecco, dove vive. La diagnosi è di quelle che non lasciano scampo: gravissimo trauma cranico, coma profondo. Eluana poco più di ventun’anni, nel cassetto sogni, progetti, l’università appena iniziata è a un passo dalla morte. Non fosse per le tecniche di rianimazione, che consentono ai medici di salvare la vita della ragazza. Le condizioni del suo cervello, tuttavia, sono compromesse: Eluana entra in stato vegetativo, la condizione clinica caratterizzata dalla ripresa della veglia, ma senza contenuto di coscienza. È l’inizio di tutto. Da una parte il percorso clinico di Eluana. Lo stato vegetativo è ancora una selva oscura per la medicina dell’epoca, le unità di risveglio dove questi pazienti vengono trattati oggi, con notevoli margini di successo sono pressoché inesistenti nel nostro Paese. A dodici mesi dall’incidente la diagnosi viene dichiarata definitiva: la ragazza è in stato vegetativo permanente. Eluana viene trasferita alla casa di cura "Beato Luigi Talamoni" di Lecco, retta dalle suore Misericordine. Lì è ricoverata, e accudita con amore, da diciassette anni. Lì vive, si addormenta e si risveglia ogni giorno, le sue funzioni corporee si mantengono intatte.

Dall’altra parte si consuma il percorso della famiglia della ragazza, in particolare di suo padre Beppino. Che non ci sta: secondo quanto sostiene l’uomo la ragazza gli avrebbe confidato, quando era ancora in vita, di non voler vivere in quelle condizioni. Dopo aver avviato con successo il percorso di interdizione, Beppino diventa il tutore di Eluana e nel 1999 avvia la sua lunga odissea giudiziaria: obiettivo, far sì che la ragazza "possa morire". Una procedura inammissibile, nel nostro Paese, dove l’eutanasia è impraticabile: senza contare che le condizioni fisiche della ragazza, stabili dopo il decorso del trauma cranico, imporrebbero che la morte soppraggiungesse per fame e per sete, visto che Eluana vive grazie all’alimentazione e l’idratazione artificiali. In quell’anno arrivano i primi rifiuti dei tribunali: dopo quello di Lecco, anche la Corte d’appello di Milano rigetta le richiesta di interruzione delle cure. Beppino Englaro non si arrende e nel 2003, dopo un nuovo appello alle autorità giudiziarie, la Corte d’Appello del Tribunale civile di Milano per la seconda volta dichiara inammissibile il suo ricorso di Englaro. Stesso responso è la terza volta nel dicembre del 2006.

La svolta arriva il 16 ottobre del 2007, quando la Corte di Cassazione accoglie i ricorsi e dispone un nuovo processo per il caso Englaro: secondo la Suprema Corte nel procedimento dovranno essere tenuti in conto due elementi, determinanti per autorizzare l’interruzione dell’alimentazione alla ragazza di Lecco: l’irreversibilità assoluta dello stato vegetativo della ragazza e la certezza della sua volontà di non essere curata. Sono i punti su cui pochi mesi dopo, nel luglio scorso, la Corte d’appello di Milano cambia improvvisamente idea, accettando la richiesta di Beppino e disponendo che la ragazza possa essere lasciata morire. A entrare in campo è la Procura generale di Milano, con un ricorso contro la sentenza della Corte d’appello, e il Parlamento, che per la prima volta nella storia della Repubblica solleva un conflitto d’attribuzione, contestando alla Corte di Cassazione l’invasione indebita nelle sue competenze. I due tentativi vengono bocciati: il primo dalla stessa Cassazione, il secondo dalla Corte Costituzionale. Inutile anche il tentativo di alcune associazioni che rappresentano i pazienti in stato vegetativo e che inviano un ricorso alla Corte Europea. Strasburgo rigetta le richieste: il caso non è di sua competenza.

Inizia la ricerca di una struttura dove rendere esecutiva la sentenza: a Lecco, infatti, e in tutta la Lombardia Eluana non può essere lasciata morire per una disposizione votata dalla giunta regionale, per cui ospedali e hospice sono luoghi di vita, dove nessun paziente può essere fatto morire. A dare la sua disponibilità è alla fine una clinica privata di Udine, terra natìa del padre di Eluana: il 16 dicembre tutto e pronto e la ragazza sta per essere portata via da Lecco, quando entra in campo una direttiva del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. L’atto di indirizzo proibisce a ogni struttura ospedaliera di togliere alimentazione e idratazione artificiali ai pazienti in stato vegetativo su tutto il territorio nazionale (pena ...). E blocca tutto.

Non basta ancora. A farsi avanti, stavolta, è un’altra clinica di Udine, “La Quiete”. All’inizio sembra che anche per quest’ultima possa valere l’atto di indirizzo di Sacconi, ma qualcosa è cambiato: la clinica, privata, rende immediatamente esplicita la sua determinazione a portare avanti le ragioni del padre, e a eseguire la sentenza della Corte D’Appello di Milano. La situazione precipita: Eluana improvvisamente, la notte tra il 2 e il 3 febbraio, viene trasferita da Lecco a Udine. Lì avrà inizio il protocollo «sanitario» inventato apposta per lei. Per farla morire. Quello che è successo, in circostanze ancora da chiarire, stasera.

Viviana Daloiso

11 commenti:

Anonimo ha detto...

quanti di noi hanno detto almeno una volta: se dovessi vivere attaccato ad una macchina è meglio che mi ammazzate!
ma ho detto tante volte anche tante altre cose che ritratterei volentieri.
è indispensabile studiare una legge ad hoc.

Paolo ha detto...

Il problema signori è che viviamo in un paese strano che da 20 anni discute una legge sul testamento biologico solo nei salotti televisivi, ma mai con "serietà" in parlamento.
Ho messo le virgolette su serietà, perchè intendo non la gazzarra che è successa in questi giorni dove un governo assurdamente comandato da un ignorante (nel senso etimologico della parola!!!) vuole o voleva-dipende da cosa accadrà di qui in avanti-decretare d'urgenza una sentenza della cassazione, massimo ordine giuridico nel nostro Paese-che ha poteri pari in grado all'esecutivo-,solo per commettere l'ennesimo sgarro alla magistratura, violando apertamente la COSTITUZIONE (che come dice l'"ignorante" non è ispirata alla rivoluzione d'ottobre -di cui dubito che lui sappia veramente qualcosa- visto che nella costituente c'erano oltre a socialisti e comunisti, democristiani, repubblicani e liberali!).
L'Italia ha bisogno di una legge in materia che tuteli gli interessi di tutti, permettendo a chi vuole di scegliere come meglio crede. In questo Paese non siamo tutti cattolici, per cui una legge preconfezionata dal Vaticano (che in qualità di stato estero non avrebbe nessuna diritto di impicciarsi della politica interna italiana, visto che, come afferma quel testo eversivo che risponde al nome di Costituzione, l'Italia è un paese laico!) non serve.
Se il governo è veramente di ispirazione liberale come dice di essere, allora tuteli la libertà più importante che c'è: quella personale.
Ciao a tutti.

Francesco ha detto...

Io credo che tra le funzioni di uno stato civile non ci sia solo quella di garantire la libertà personale, e quindi la possibilità di scegliere quali cure fare e quali no, ma anche (e soprattutto) quella di garantire la vita dei più deboli e dei più indifesi. E credo che una persona in stato vegetativo rientri tra questi.
Per cui oltre che l'esigenza di una generica legge sul testamento biologico, è necessaria una legge che tuteli in modo adeguato le persone come Eluana.

Io sinceramente non credo che Beppino Englaro abbia lottato e combattuto per qualcosa che Eluana non voleva, e nel caso specifico penso che in fondo ci sia stato (seppur doloroso) il miglior epilogo possibile, ma non si può guardare solo a Eluana, perchè Eluana era solo una delle migliaia di persone in stato vegetativo presenti in Italia, ed è scabroso il solo pensare che potrebbero essere lasciate morire sulla base di un presunto ricordo o di un documento (testamento biologico) scritto magari vent'anni prima.

In parole povere, ok una legge, ok il testamento biologico, ma è essenziale abbinarci alcune misura in difesa della vita del paziente.

Anonimo ha detto...

stiamo parlando di temi di cui forse solamente dopo la morte potremmo abbracciarne il senso

Santo ha detto...

La questione che ne è venuta fuori riguarda anche la dignità. Si dice che un essere umano debba morire in una condizione di dignità (molte volte non accade), e quindi potremmo dire che in questo caso sia stato giusto dato che le condizioni di eluana non avevano questo prerequisito; tuttavia c'è anche da dire che il dare piena ragione a testimonianze che la ragazza avrebbe dato non è possibile in quanto i parenti non potrebbero e dovrebbero decidere il destino di un congiunto senza averne una prova certa.
Inoltre i medici nel loro giuramento espongono chiaramente che il loro compito è quello di preservare la vita e anche se un malato vivrà in condizioni pessime il loro codice dice di salvarlo, ma ciò andrebbe contro il principio del vivere e morire con dignità.
Nell'etica il confine è molto sottile.

IlGabibboFaSchifo ha detto...

Dato che ho postato l'articolo, ricordo di prestare attenzione a quanto si scrive, per esempio:
"l'Italia è un paese laico!".
In Italia è lo stato ad essere laico come è giusto che sia, ma il nostro paese è cristiano o perlomeno anche cristiano.
Dire che l'Italia è laica significa cancellare la nostra storia e la nostra dignità.

Ciao

facciocosevedogente ha detto...

Se l'uomo può decidere (ad esempio tramite un testamento biologico) quando morire, egli diviene più "potente" di Dio...viene affondato il principio basilare della religione cattolica secondo cui è Dio che ci dà la vita e che stabilisce quando togliercela.
Evidenti le influenze della Chiesa nei dibattiti politici di questi giorni.
Che la Chiesa si occupi delle coscienze e che lo Stato torni a fare lo Stato (laico)!
Come si può vivere per 17 anni attaccati ad una macchina senza dare alcun segno di vita e non avere neanche il diritto di farla finita??
Personalmente, lotterei fino allo strenuo pur di rimanere attaccato a questa vita ma, se non ci sono speranze (cosa che i medici dovrebbero essere in grado di stabilire), ho il diritto di morire.
"Berlusconi vero leader morale dei cattolici": Badget Bozzo vai a cagare!!!

Marco B. ha detto...

Non entrando troppo nel merito della questione etica e morale sull'eutanasia (ognuno tanto la pensa a suo modo, ed è giusto rispettare tutti); vorrei invece esprimere il mio parere sulla funzionalità del sistema legislativo/giudiziario della nostra cara Costituzione Italiana, che si conferma essere quantomai piena di contraddizioni, di "carenze" e di inutili burocrazie.

Consigliata a riguardo la visione del film Million Dollar Baby (regia C.Eastwood) da cui potrete trarre sicuramente notevoli spunti di riflessione su questo delicatissimo tema.

Paolo ha detto...

Innanzi tutto vorrei scusarmi se nella foga del post non sono stato sufficentemente chiaro in certi passaggi, ma d'altra parte trattare tanti aspetti in poche righe è difficile e anche rileggendo il testo più volte non ci si rende conto subito delle omissioni o delle inprecisioni che agli altri saltano agli occhi immediatamente mentre a chi scrive, avendo il concetto chiaro in testa, sfugge. E' vero non è corretto dire "l'Italia è un paese laico", correggo dicendo: "l'Italia è uno STATO laico". E' ovvio che nessuno voleva mettere in discussione il fatto che probabilmente il 90% della popolazone italiana è di fede cattolica e tutto il resto...etc etc.
Chiusa l'errata corrige. Per quanto riguarda il resto confermo in toto quanto detto nel post precedente!
Una sola cosa vorrei aggiungere a quanto detto da Marco nell'ultimo post: non è tanto la Costituzione italiana ad essere contraddittoria e carente quanto il sistema normativo. La Costituzione è un testo generale che deve dare le basi del nostro ordinamento, i principi fondamentali su cui poi redigere leggi. Per essere più chiaro vi cito l'articolo 32 della stessa carta costituzionale che dice:
"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana."
Si può discutere su dove fissare tali limiti!
Ciao a tutti
Paolo

PS: ottimo consiglio quello di vedere "million dollar baby"! Serve non ad appoggiare l'eutanasia, ma a capire quale sia la sofferenza che può vivere l'interessato o le persone che al malato o all'infermo stanno accanto!

Charlie ha detto...

io dico:sono contentissimo che parlate di cose anche molto serie...ma dico anche:andate tutti a cagare!!!ad ogni cosa c`e un perche...e anche se non e apparentemente comprensibile,nessuno in questo mondo puo o deve avere la possibilita di decidere chi deve vivere e chi morire.chiuso

Charlie ha detto...

mi dimenticavo...se pensate il contrario,scrivete un cazzo di testamento dove mettete per iscritto questo caso...allora vi appoggiero.bona ps:quello che succede in un attimo non succede in una vita...fatelo adesso.bona