Cari lettori, benvenuti al primo (e forse ultimo) numero della fantastica rubrica “Impariamo l’origine dei nostri detti”. Quest’oggi la nostra attenzione sarà rivolta al notissimo modo di dire “Questa è l’ultima goccia”, che viene sovente utilizzato quando, dopo ripetuti accadimenti negativi, giunge un ulteriore e finale sciabolata di sfiga (o di altrui bastardaggine) che spinge l’individuo a desistere dai propri propositi.
Ma vediamo insieme come e quando nacque questo modo di dire oggi così utilizzato.
Si narra (fonti storiche confuse a leggende popolari attribuiscono agli eventi una datazione attorno ai gloriosi anni ’80 d.C.) che in un piccolo borgo medievale chiamato Monte Bodio (o Montalboddo dagli abitanti meno acculturati) fosse tradizione disputare ogni anno, in una serata d’estate, un torneo cavalleresco. Questo torneo, chiamato “Goccia d’Oro” per via della forma del trofeo assegnato al vincitore, era all’epoca ancor più famoso del già famoso Palio di Siena, tanto che il commediografo inglese William Shakespeare si ispirò proprio al desiderio di vittoria che pervadeva i concorrenti della Goccia d’Oro quando scrisse il suo celeberrimo “Sogno di una notte di mezza estate”.
Ogni anno che Iddio

mandava in terra, la Goccia d’Oro vedeva impegnati i vari feudatari bodiesi che si sfidavano in diverse discipline per conquistare l’ambìto trofeo, la gloria per un intero anno e soprattutto per poter dare in moglie la propria figlia al bellissimo Lucaldo il Bono, figlio del re di Monte Bodio.
Per diversi anni, la contesa della Goccia d’Oro andò avanti con immutato entusiasmo, richiamando nella corte del castello di Monte Bodio milioni di cittadini festanti, i quali si intrattenevano assistendo alle gare e degustando prodotti alcolici conosciuti con i nomi di Birra, Vino e superalcolici. Tali prelibatezze venivano acquistate nelle varie osterie del loco, tra le quali la preferita era, per motivi scaramantici legati alla competizione, quella denominata “La Vittoria”.
Insomma, per un anno intero ciò a cui tutti i Bodiesi rivolgevano il pensiero era solo ed unicamente la contesa della Goccia d’Oro.
Come tutte le cose belle, però, anche per la nostra Goccia giunsero tempi oscuri, a causa della sempre maggiore violenza dimostrata nelle prove e soprattutto a causa del sempre minor valore del premio finale, sminuito dal fatto che Lucaldo, per ovvii motivi, non poteva cambiar dama ogni anno.
Come Narciso, ammaliato ed ucciso dalla sua stessa bellezza, così anche la Goccia, per anni unico amore dei bodiesi, finì per essere divorata dal suo stesso fascino.
Si giunse così ad una triste decadenza del torneo che spinse il ciambellano di corte, da sempre responsabile dell’organizzazione, a decretare l’annullamento dello stesso con una frase che avrebbe segnato per sempre il corso della storia.
“
Questa è l’ultima Goccia!” disse dal palco reale prima dell’inizio dell’edizione 1995, gettando nello sconforto i cittadini Bodiesi e le numerose spasimanti di Lucaldo.
E così, in effetti, fu: la Goccia, l’ultima Goccia, fu conquistata dal feudatario Francesco d’Assisi (poi divenuto San Francesco) ma nella notte dei tempi di essa si perse ogni traccia. Voci attendibili attribuite al giornale “Gente” narrarono anche di un suo avvistamento nelle mani di un certo Smeagol ma per molti anni essa non fu più rinvenuta.
La stretta attualità ci porta ora a collegare questa spiegazione tecnico scientifica della nascita del detto “Questa è l’ultima Goccia” con gli ultimi eventi relativi al glorioso torneo Bodiese.
Erano ormai trascorse due ere (ere, non ore!) dall’ultima edizione della Goccia d’Oro e a Monte Bodio, nel frattempo rinominata Ostra, in pochi si ricordavano di questo antico e amatissimo accadimento annuale.
Gli anziani, forse ancora traumatizzati dai racconti tramandati nel tempo, non osavano nemmeno nominarlo mentre i giovani si scambiavano segretamente ricordi e speranze su di esso.
Fu così che un manipolo di coraggiosi giovani ostrensi, tra i quali colui che si dice sia l’erede di Lucaldo il Bono, decise nell’anno 2007 di riportare in vita l’antico torneo e le antiche rivalità feudali.
Noncuranti del proverbio originato dai terribili eventi passati, i cinque temerari partirono alla ricerca del mitico trofeo dorato e, una volta riconquistatolo, si misero all’opera per riportare la Goccia d’Oro agli antichi fasti.
Purtroppo però, come tutti sanno, nella vita i proverbi sono un po’ l’unica cosa certa e fu così che la maledizione del ciambellano iniziò ad ostacolare il lavoro dei nostri. Molti impedimenti si pararono loro innanzi ma la tenacia dei cinque non venne intaccata e, giunti ai giorni nostri, la sfida per fare del torneo una nuova Fenice che rinasca dalle proprie ceneri è più aperta che mai.
Riusciranno i nostri eroi a sconfiggere il proverbio e a riportare in vita la mitica Goccia d’Oro? L’appuntamento è per il 19 agosto, chi vivrà vedrà.